lunedì 23 gennaio 2012

Vita di una volta

Ci andavo tutte le mattine, a cogliere l'ulivo. E li ginocchi me li sono arrovinati così. Che li puntavo forte contro i piedi della scala per non cadere. Quegli alberi erano vecchi ma alti e io sempre una femmina restavo, con tutta la forza del corpo mi ci appoggiavo alla scala. Quando ci stava il sole la sera bruciava la pelle, ma era meglio dell'acqua. Meglio delle secchiate che il padre eterno mi buttava addosso quando era malo tempo. Mica ci pensavo a quanto mi sarebbe doluta la vecchiaia, con tutto quel sudore dalle mani. Quintali di sacchette di ulivo. Le trascinavo sulla schiena, una sacchetta alla volta, dalla masseria alla strada nuova. Che ci avevano fatto una strada vicino agli ulivi e mi ero abituata a salirle da quel lato le sacchette, così quando Eduardo mi veniva a prendere doveva solo caricare e via, a casa. Non me lo scordo mai mai quando fecero la via nuova. Che mi era venuta in mente questa strategia per caricare le sacchette che si faceva presto. Ma la prima volta. La prima volta è stata un guaio.
Pioveva, avevo le ossa mbusse d'acqua. Le avevo già portate tutte sulla strada, le sacche. E stavo li ad aspettare Eduardo, mio marito, che dopo il lavoro mi veniva a prendere. Fradicia stavo. Seduta sopra un sacco, e intanto per riscaldarmi e non pensare avevo iniziato a ricapare le frusce dell'ulivo, quelle da mettere sott'olio, da curare e regalare a natale. Non c'era verso di farlo arrivare Eduardo quella volta. Ormai si era fatto scuro scuro il cielo. Guardavo guardavo la strada ma non c'era verso di farlo arrivare. Non si vedeva ed era tardi, don Antonio aveva già suonato la messa delle sei e mezza. Cominciavo a pensare alla cena, che era tardi, che i bambini mi tornavano dalla scuola e io ancora là, bagnata. A quello che avrebbero pensato in paese vedendomi tornare a piedi, così zuppa.
Non c'era verso. Ma mi doveva sentire, appena sarebbe arrivato, vedi quante glie ne avrei dette a mio marito. Sempre se non era successo qualcosa, con questa pioggia, e queste strade tutte messe male di fango quando è malo tempo. Che fare?
Poi mi sò sentita chiamare:- Marì, Marì, Marì, dove sei!
Mi sembrava che me lo facevano gli occhi, come dei fantasmi, da lontano, in mezzo alla terra, mi parevano come dei fantasmi che mi chiamavano, con delle candele in mano, nello scuro: Marì!
Subito ho preso il rosario in mano, ho cominciato a pregare fino a quando una mano da dietro mi ha dato un colpo alla testa: - Marì ma che cazz sti fà! Mi ero creduto che t'eri morta sotto l'ulivo. E tu stai qua a pregà i morti co sta pioggia. Ma che cazz sti fà qua sopra la via nuova?
Eduardo non mi aveva vista al solito posto e aveva chiamato Agiolina e Giustino. Erano scesi tutti sotto la pioggia a cercarmi, credendomi morta caduta da un ulivo.
E io mi ero figurata i morti miei che mi erano venuti a prendere sulla via nuova.
In macchina Eduardo non mi ha detto una parola ma mi avrebbe voluta fare più nera di quel cielo che pioveva, lo so. Che le idee delle femmine sono sempre sventurate.
Non mi ha parlato per due giorni, la volta della strada nuova è stata quella.
E chi se la scorda quella vita.

6 commenti:

  1. Mi sono dimenticato di dirti che a causa del marasma della chiusura ho aperto anche un blog su questa stessa piattaforma, quindi le mie visite saranno firmate ilgiusitiziere... ovvero Pietro Atzeni. Ti ho già inserita tra i preferiti, ripasso a trovarti domani, ora sto per uscire. Un abbraccio. Pietro.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Certo che con il cellulare un'incomprensione del genere non sarebbe accaduta, ma un tempo i cellulari non c'erano. Racconto brillante e ben narrato. Un abbraccio e buona serata. Pietro.

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  4. Ciao Pietro, ben trovato in questa "nuova" fiera....e grazie...
    buona settimana a te!!!!

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